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venerdì, febbraio 08, 2013

alberi



ALBERI MONUMENTALI

Una legge per tutelare gli alberi monumentali. È la novità introdotta dalla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2013 e che impone ai Comuni di attuare un censimento delle piante secolari, in modo da monitorare nel tempo il loro stato di salute. Chi danneggerà o, peggio, abbatterà gli alberi censiti sarà sottoposto a una multa fino a 100.000 euro.
La nuove legge, approvata definitivamente dal Parlamento lo scorso dicembre, prevede inoltre che il 21 novembre di ogni anno si celebri la Giornata nazionale degli alberi, un momento dedicato alla sensibilizzazione e all’informazione dei cittadini sull’importanza del verde pubblico. A proposito di aree verdi, inoltre, le amministrazioni comunali dovranno rispettare dei nuovi standard minimi, garantendo la conservazione di “cinture verdi” intorno alle zone urbane. 
Secondo le poche stime disponibili, in Italia vi sono oltre 20.000 alberi di importanza monumentale, nei quali l’elevato pregio ambientale si accompagna al fatto di simboleggiare eventi storici, identità territoriali, storie e leggende secolari. Ora finalmente questo patrimonio potrà essere conosciuto nelle sue reali dimensioni e soprattutto difeso adeguatamente.
Il provvedimento appena pubblicato in Gazzetta prevede che siano le Regioni, entro i prossimi sei mesi, a stabilire i criteri per i quali le piante potranno essere dichiarate “monumentali”. I Comuni avranno poi altri sei mesi di tempo per realizzare il censimento.
A partire dagli anni ’80, in realtà, il Corpo Forestale aggiorna costantemente una lista degli “alberi di notevole interesse”, che al momento comprende circa 22.000 esemplari, comprese 150 piante “di eccezionale valore storico o monumentale”. È il caso, ad esempio, del Castagno dei Cento Cavalli a Sant’Alfio, con il suo tronco di 22 metri di circonferenza. Il parco Besana di Sirtori, in provincia di Lecco, ospita invece un liriodendro alto 50 metri, mentre l’oleastro di San Baltolu di Luras ha un’età stimata di oltre 2.000 anni (non a caso è alto 15 metri e ha una circonferenza del tronco di quasi 12 metri).
(Fonte Greenstyle)

martedì, febbraio 05, 2013

DELFINI



Australia, un branco di delfini salvato dallo spiaggiamento dai richiami di un giovane catturato


La foto che pubblichiamo, scattata il 2 febbraio 2013 dal Department of Environment and Conservation  del Western Australia , mostra un branco di delfini nelle acque poco profonde di Whalers Cove, vicino Albany, nella costa meridionale dell'Australia. Il branco di 100/150 delfini era pericolosamente vicino al basso fondale dove si erano già spiaggiati numerosi cetacei, e un delfino era già morto. I ricercatori hanno tentato il tutto per tutto per farli tornare in mare aperto: hanno catturando un loro cucciolo e lo hanno portato al largo per provare ad attirarli lontano dal pericolo.
Deon Utber, un noto ambientalista locale ed esperto di fauna che ha partecipato al prelievo ed allo spostamento del giovane delfino con una barca nelle acque più profonde, lontano dalle basse maree, spiega all'Afp che «Il giovane ha inviato segnali di pericolo, richiamando i delfini, e non appena è stato traslocato in acque più profonde il branco lo ha seguito fuori ed infine abbiamo visto che stavano nuotando in mare aperto».
Lo staff del Department of Environment and Conservation del Western Australia che hanno partecipato all'operazione di salvataggio conferma che la mattina del 3 febbraio nell'area non c'era più traccia di delfini. 
Questo episodio potrebbe spiegare in parte il mistero di alcuni spiaggiamenti di cetacei che non sembrano avere una ragione ma soprattutto, se la cosa funzionerà anche in altre occasioni simili e con altre specie, potrebbe rappresentare una inattesa possibilità di evitare, accorgendosene per tempo, che branchi di delfini si spiaggino allontanandoli preventivamente, sfruttando quello che sembra un naturale istinto alla solidarietà ed al soccorso, almeno verso i giovani e cuccioli.  GREENREPORT.IT

lunedì, febbraio 04, 2013



  


Poca raccolta differenziata, troppi rifiuti.

Al nostro Paese costerà 56 milioni di euro non aver rispettato la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2007 che obbligava l'Italia a procedere alla bonifica di oltre 255 discariche illegali di rifiuti presenti sull'intero territorio. Attualmente sono 255, 16 delle quali contenenti rifiuti pericolosi, e la bonifica procede molto lentamente (solo l'8% è in fase di messa a norma). Le (poche) misure in vigore non risolvono il problema a lungo termine e la Commissione UE ci impone di bonificarle urgentemente.

La Commissione non dispone di informazioni da cui risulti che l’Italia abbia istituito un sistema di controllo adeguato per evitare il formarsi di nuove discariche illegali: da qui, la decisione di comminare la multa e un ulteriore esborso pari a 256mila euro per ogni giorno di ritardo nell'attuazione di un programma efficace di risanamento e contrasto.
Nel giugno 2011 l'Europa ha chiesto all’Italia di presentare un calendario realistico e credibile per la regolarizzazione di tutti i siti in questione entro un arco di tempo ragionevole. Ma i problemi persistono e la sentenza della Corte del 2007 non è stata rispettata. Quando uno Stato membro non dà piena esecuzione ad una sentenza della Corte di giustizia dell’UE, la Commissione ha il potere, dopo l’emanazione di due avvertimenti, di deferire lo Stato membro alla Corte una seconda volta e di chiedere che vengano inflitte delle ammende.

La direttiva 99/31/CE sulle discariche di rifiuti costituisce uno strumento essenziale per prevenire o ridurre, nel limite del possibile, gli effetti negativi derivati dalle discariche sull’ambiente (e sulla salute umana) nel corso dell’intero ciclo di vita delle stesse. Secondo la direttiva le discariche devono rispettare determinate condizioni per poter rimanere in funzione. La maggior parte degli Stati membri sta progressivamente abbandonando la pratica della messa in discarica e 6 stanno per eliminarle definitivamente. La piena attuazione della normativa UE sui rifiuti consentirebbe di risparmiare 72 miliardi di euro l’anno, di aumentare il fatturato annuo dell’UE di 42 miliardi di euro nel settore della gestione e del riciclaggio dei rifiuti e di creare oltre 400.000 posti di lavoro entro il 2020.

L’Italia occupa un modesto 20° posto su 27 Stati membri per quanto riguarda la gestione dei rifiuti. Le carenze includono una politica di prevenzione dei rifiuti scarsa o inesistente, l’assenza di incentivi destinati ad evitare la messa in discarica e, di conseguenza, uno scarso sfruttamento del riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti e l’inadeguatezza delle infrastrutture. La messa in discarica in Italia è stimata a 51% nel caso dei rifiuti urbani (rispetto alla media UE del 38%), e il riciclo dei rifiuti urbani solo a 21% (rispetto alla media UE del 25%).
Si può fare decisamente di più. (fonte: educambiente)





domenica, febbraio 03, 2013



Raccolta differenziata, un'opportunità di crescita

La Commissione Europea Ambiente ha stimato in 72 miliardi di euro il risparmio che si potrebbe ottenere se tutti i 27 Paesi membri UE applicassero la normativa europea in tema di riciclo dei rifiuti, e nello stesso tempo messo in luce come l'intero settore economico potrebbe trarre dalla normativa stessa un incremento di fatturato di oltre 40 miliardi di euro e la creazione di 400.000 nuovi posti di lavoro entro il 2020.

L'ennesima conferma dell'importanza del riciclo e della raccolta differenziata non solo a beneficio dell'Ambiente, ma di tutta la comunità.

La situazione in Italia (e in molti altri Paesi europei) non è però delle più virtuose: a livello nazionale, sebbene in crescita, la raccolta differenziata stenta a decollare e il nostro Paese si colloca al 20° posto nella "classifica" europea del riciclo: posizione questa che danneggia l'Ambiente ma anche l'economia, poiché ci impedisce di accedere ai finanziamenti europei messi a disposizione dei governi che investono in politiche di recupero e raccolta differenziata.   
Un'occasione da non sprecare, ma serve più impegno politico. (fonte: educambiente)