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giovedì, novembre 06, 2014

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SETTE REGIONI LEADER DEL RICICLO
ROMA - Con la ferita della terra dei fuochi ancora aperta, sotto accusa a Bruxelles per le direttive sui rifiuti non rispettate, l'Italia si scopre improvvisamente virtuosa. Sette Regioni (Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli, Marche e Sardegna) hanno già raggiunto l'obiettivo del 50% di riciclo previsto dall'Unione europea come obiettivo per il 2020 e altre tre Regioni (Emilia Romagna, Valle D'Aosta e Umbria) appaiono vicine al traguardo (sono oltre il 46%). Solo Sicilia (10,7% di riciclo), Calabria (14,5%), Basilicata (19,5%) e Puglia (21,3%) stanno sotto il 25%. I numeri sono nella Banca dati presentata da Anci (l'associazione dei Comuni italiani) e Conai (il consorzio per il recupero degli imballaggi). E dipingono un quadro positivo, con una contraddizione: il 27% dei Comuni raggiunge l'obiettivo del 50% ma di questi solo il 49% rispetta il target del 65% di raccolta differenziata che per legge avrebbe dovuto essere raggiunto a fine 2012.
Come è possibile riciclare molto e raccogliere poco? "Raccogliendo bene: c'è una metà dell'Italia che si è impegnata con successo e ha raggiunto in anticipo l'obiettivo europeo", risponde Filippo Bernocchi, delegato Anci per energia e rifiuti. "In queste zone virtuose quasi tutto quello che si raccoglie viene recuperato, mentre in altre la raccolta differenziata cresce molto più velocemente del riciclo. E questo vuol dire che si fa male, sprecando denaro, emissioni di anidride carbonica, energia per trasportare materiali che poi non vengono utilizzati. Per questo noi riteniamo che occorra concentrare l'attenzione sul recupero, non sulla raccolta differenziata".
Per capire bene i numeri occorre tenere presente anche un altro elemento. La raccolta differenziata in Italia è al 42,3%, il riciclo al 41,5%: le due cifre sono molto vicine perché si riferiscono (secondo quanto prevede la normativa europea) a totali diversi. La percentuale di raccolta differenziata si calcola sull'intero quantitativo dei rifiuti urbani, mentre quella del riciclo sul totale delle categorie considerate (carta, vetro, plastica, metalli, legno, organico).
"I dati che emergono da questo studio dimostrano che occorre riorganizzare il sistema dei rifiuti tenendo presente la priorità del riciclo sia dal punto di vista ambientale che economico", commenta il sottosegretario all'Ambiente Barbara Degani. "In questo modo sarà possibile favorire la circular economy consentendo di creare nuova occupazione".
Ma quanti posti di lavoro potrebbero essere prodotti da una gestione più efficiente dei rifiuti? "Da un'analisi effettuata in nove Paesi europei è risultato che dal solo riciclo delle bottiglie in Pet, quelle di uso comune, si sono ricavati in cinque anni benefici netti per 5,5 miliardi di euro, di cui 1,2 in Italia", risponde Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys, la società di ricerca che il 19 novembre presenterà il primo rapporto del WAS - Waste Strategy, il think tank sulla gestione dei rifiuti e il riciclo. "Nella Ue a 28 raggiungere l'obiettivo del 50% di riciclo significa creare 875mila posti di lavoro. "Solo con il riciclo degli imballaggi risparmiamo 2,2 miliardi di euro di energia". (Fonte repubblica.it)





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