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giovedì, aprile 07, 2011


Buco ozono: registrato record sull’Artico


 


 ROMA – Una perdita record di ozono sull’Artico e’ stata registrata in marzo dal satellite Envisat dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Il fenomeno e’ stato causato da venti molto forti che hanno isolato la massa atmosferica sul Polo Nord, generando temperature molto basse. Questa massa d’aria fredda, per effetto della luce solare, ha rilasciato in marzo prodotti dei clorofluorocarburi (Cfc), come atomi di cloro e bromo, veri e propri distruttori dell’ozono.
Sull’argomento e’ intervenuta anche l’Organizzazione metereologica mondiale (Omm). La distruzione è dovuta alla persistenza nell’atmosfera di sostanze nocive e ad un inverno molto freddo nella stratosfera, spiega l’Omm da Ginevra. Le osservazioni diffuse dall’ente internazionale rivelano che la colonna di ozono ha registrato una perdita di circa il 40% in questa regione tra l’inizio dell’inverno e la fine di marzo. Il precedente record per la distruzione dell’ozono era stato di una perdita di circa il 30% su tutto l’inverno. Per l’Omm, il grado di distruzione dello strato di ozono nel 2011 sopra l’Artico è senza precedenti, ma era prevedibile. Gli esperti avevano infatti annunciato che una grande perdita di ozono sopra l’Artico era possibile nel caso di un inverno stabile e freddo nella stratosfera.
Questa perdita record si è verificata nonostante un accordo internazionale che ha ridotto notevolmente la produzione e il consumo di sostanze nocive per l’ozono (come i clorofluorocarburi e gli halon ) a causa della lunga durata di vita di queste sostanze. Saranno necessari decenni prima che la loro concentrazione torni ai livelli precedenti al 1980, un obiettivo fissato nel Protocollo di Montreal sullo strato di ozono.
fonte: ansa.it/mondo


 




 

mercoledì, aprile 06, 2011


Fukushima, radiazione sopra la norma oltre 30 km


 


TOKYO – La Tepco ha cominciato a riversare acqua radioattiva direttamente nell’oceano Pacifico. Lo rendono noto i media nipponici, secondo cui l’operazione è cominciata alle ore 19.00 locali (le 12.00 in Italia).
Radiazioni superiori alla norma sono state rilevate appena fuori dal raggio di 30 km dalla centrale nucleare di Fukushima. Lo riferisce l’agenzia Kyodo. A seguito della perdita di materiale radioattivo causata dai danni del sisma/tsunami dell’11 marzo, le autorita’ nipponiche avevano disposto l’evacuazione nel raggio di 20 km dalla centrale di Fukushima, piu’ altri 10 km di cosiddetta area di rispetto. Greenpeace, sulla base delle analisi effettuate intorno al sito, aveva chiesto l’estensione della zona di evacuazione fino a 40 km, diventati addirittura 80 km secondo le valutazioni fatte dagli Stati Uniti che avevano cosi’ causato qualche scintilla nei rapporti con l’alleato giapponese.
 Il governo giapponese va in pressing sulla Tepco, il gestore dell’impianto nucleare di Fukushima, perche’ blocchi la falla del pozzo di contenimento del reattore n.2 che riversa acqua altamente radioattiva nell’oceano. ”Dobbiamo assolutamente fermare l’infiltrazione di acqua contaminata il piu’ presto possibile: con questa forte determinazione, abbiamo chiesto alla Tepco di agire in fretta”, ha detto il capo di gabinetto, Yukio Edano. In mancanza di una svolta immediata, ha aggiunto nel corso di una conferenza stampa, l’accumulo di materiale radioattivo ”avra’ un pesante impatto sull’oceano”.
La Tepco, il gestore dell’impianto nucleare di Fukushima, ha reso noto che da domani potrebbe riversare nell’oceano Pacifico 15.000 tonnellate di acqua radioattiva. Lo riferisce la Kyodo. Tepco ha spiegato, nel corso di una conferenza stampa, che il rilascio volontario di acqua radioattiva rientra nel tentativo di dare un’accelerata ai lavori per riportare la centrale nucleare di Fukushima sotto controllo. La quantita’ totale di liquidi contaminati potrebbe essere di 15.000 tonnellate, con una concentrazione di radiazioni stimata in circa 100 volte il limite legale, quindi a un livello ”relativamente basso”, secondo la compagnia. L’eccessivo accumulo di acqua, presente in diverse parti dell’impianto, comprese quelle vicino a reattori e turbine, ha ostacolato i lavori della messa in sicurezza.
Lo scarico in mare, ad ogni modo, e’ un piano estremo in quanto la Tepco non riesce a trovare spazi sufficientemente grandi nei quali poterla trasferire. Tepco ha spiegato, nel corso di una conferenza stampa, che il rilascio volontario di acqua radioattiva rientra nel tentativo di dare un’accelerata ai lavori per riportare la centrale nucleare di Fukushima sotto controllo. La quantita’ totale di liquidi contaminati potrebbe essere di 15.000 tonnellate, con una concentrazione di radiazioni stimata in circa 100 volte il limite legale, quindi a un livello ”relativamente basso”, secondo la compagnia. L’eccessivo accumulo di acqua, presente in diverse parti dell’impianto, comprese quelle vicino a reattori e turbine, ha ostacolato i lavori della messa in sicurezza. Lo scarico in mare, ad ogni modo, e’ un piano estremo in quanto la Tepco non riesce a trovare spazi sufficientemente grandi nei quali poterla trasferire.
FALLITI PRIMI TENTATIVI BLOCCO FALLA REATTORE di Antonio Fatiguso - La prima domenica di ’sakura’, dei ciliegi in fiore ben visibili e gia’ ammirati da centinaia di migliaia di persone a Tokyo al tempio Yasukuni e al giardino di Ueno, non e’ stata di buon auspicio e non ha sortito gli effetti desiderati alla centrale nucleare di Fukushima, dove i primi tentativi per tappare la falla, da cui l’acqua contaminata si riversa direttamente nell’oceano, sono andati a vuoto. I tecnici della Tepco, gestore dell’impianto, hanno versato 8 kg di polimeri, 60 kg di segatura e addirittura tre sacchi di giornali sminuzzati nel pozzo di sfogo collegato all’edificio delle turbine del reattore n.2, dopo l’utilizzo inefficace di calcestruzzo, pur di chiudere la crepa di 20 centimetri e limitare il disastro ambientale. La singolare ‘ricetta’ a base di polimeri speciali, capaci di trattenere fino a 50 volte la propria massa, non hanno risolto il problema, tanto che la compagnia, in serata, ha ipotizzato di ricorrere ai coloranti per rintracciare la causa della perdita di acqua che emette radiazioni nell’aria di oltre 1.000 millisievert/ora, un livello altamente pericoloso.
La prima utility asiatica, intanto, ha riferito che i due operai dell’impianto, scomparsi dal giorno del sisma/tsunami dell’11 marzo, sono stati ritrovati morti, sempre nello stesso sito. Sulla base di quanto riferito, i due, di 24 e 21 anni, sarebbero deceduti per le ferite multiple associate a tracce di annegamento. I medici legali hanno ipotizzato la morte poco piu’ di un’ora dopo il sisma, seguito dallo tsunami, mentre i corpi sono stati recuperati mercoledi’, ripuliti e decontaminati. Alla centrale, temperatura e pressione nei reattori n.1, 2 e 3 sono stabili, secondo l’Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare (Nisa), che ha annunciato l’allacciamento alla elettricita’ esterna al posto dei generatori diesel, dando cosi’ fonte stabile di energia a pompe e illuminazione. In ogni caso, ha detto il capo di gabinetto Yukio Edano, ci vorranno mesi prima che Fukushima smetta di rilasciare dosi di radioattivita’: ”Se si applicano metodi considerati normali, credo possa accadere qualcosa di molto simile”, ha spiegato, aggiungendo che ”c’e’ la volonta’ di ”provare ad accorciare i tempi” con l’esame di ”molteplici opzioni”.
Le autorita’ sanitarie hanno esaminato le funzioni della tiroide a circa 900 neonati e bambini che vivono vicino alla centrale senza rilevare alcuna forma di ”alterazione” per le radiazioni. A Tokyo, come accade con frequenza quotidiana, decine di persone hanno manifestato davanti alla sede della Tepco, nel centro della capitale, prendendo di mira con cartelli (’no nucleare piu’ cuori, no nucleare piu’ vite’) anche l’approccio dell’azienda verso la crisi. La macchina della solidarieta’ va avanti a pieno regime: la Croce Rossa giapponese e la Central Community Chest of Japan hanno raccolto finora la cifra record di 115,4 miliardi di yen (1 miliardo di euro). Una ricerca dell’Universita’ di Tokyo ha analizzato i dati sullo tsunami arrivando alla conclusione che nel Taro district della citta’ di Miyako (prefettura di Iwate) l’onda anomala ha raggiunto l’altezza record di 37,9 metri. I 25.000 militari giapponesi e americani hanno chiuso la massiccia campagna tre giorni col ritrovamento di 78 corpi: il bilancio ufficiale dei morti e’ salito a 12.087, quello dei dispersi a 15.552
fonte: ansa.it/ambiente&energia


 



martedì, aprile 05, 2011


Slovenia: ‘La centrale è pericolosa’



“La centrale di Krsko è già ora una delle più pericolose in Europa, essendo stata costruita in un’area sismica. Non sarebbe in grado di resistere a un terremoto superiore al 6 grado della scala Richter”.
La denuncia è di Greenaction Transnational, associazione di ambientalisti italiani, sloveni, croati e dell’Est Europa. La centrale è in Slovenia, a circa cento chilometri da Trieste.
Allarmismo? In funzione dal 1983, nel 2000 vennero installati nuovi reattori, ma nel 2008 si verificò una perdita nel sistema di refrigerazione primario del reattore, che fece attivare la procedura di spegnimento dell’impianto. Non fu riscontrata fuga radioattiva ma, secondo esperti di enti nazionali dell’Unione europea, tra cui l’Agenzia di sicurezza nucleare francese, l’incidente fu comunicato in forma errata e la Slovenia rifiutò la richiesta di ispezione da parte europea.
Renzo Tondo, il governatore del Friuli, anche dopo il disastro in Giappone, vuole che la Regione entri in società con gli sloveni per la costruzione del nuovo reattore. Per garantirsi l’energia e anche la sicurezza, perché “non è piacevole avere centrali nucleari in aree sismiche”. Proprio nei giorni scorsi, la centrale di Krsko è stata fermata e riavviata per problemi legati all’elettrodotto.
fonte: espresso.repubblica.it


 









lunedì, aprile 04, 2011


I morti abbandonati di Fukushima “Sono radioattivi, lasciateli lì”



TOKYO– Un migliaio di corpi di uomini e donne deceduti durante il doppio cataclisma dell’11 marzo scorso sta ancora marcendo nelle pozze di acqua ristagnante o tra gli ammassi di detriti attorno alla centrale nucleare di Fukushima. Nessuno li ha raccolti, e nessuno li ha cremati, perché troppo radioattivi. Coloro che avrebbero dovuto occuparsene, siano essi poliziotti, becchini o famigliari, hanno paura di venire contaminati a loro volta. Le autorità non sanno ancora cosa fare di chi da morto incute lo stesso terrore che nel Medioevo suscitavano gli appestati. Accade nella cosiddetta “no-go zone”, la zona evacuata dalle autorità e che circonda l’impianto danneggiato in un raggio di 20 chilometri.
“Una volta deceduti, sono stati esposti a dosi enormi di radioattività”, dice un agente di Okuma, nella prefettura di Fukushima, a circa 5 chilometri dalla centrale. Il quale spiega anche che in un primo momento s’era pensato di trasportarli al di là della zona a rischio, per poi esaminarli. Ma l’ipotesi è stata poi scartata, perché troppo pericolosa. “Stiamo adesso studiando il modo per poterli avvicinare senza mettere a repentaglio la vita dei medici, dei parenti ma anche di lavora alla morgue, perché potrebbero tutti venire pesantemente irradiati dai cadaveri”.
Alcune di queste vittime sono state intanto identificate grazie al Dna tratto da campioni organici, i quali vanno anch’essi decontaminati. Attorno alla centrale sono stati soccorsi diversi feriti, tutti
radioattivi. E anche per loro le cose si sono complicate, poiché numerosi ospedali si sono rifiutati di accettarli in corsia. E’ in questo scenario che ieri il primo ministro giapponese, Naoto Kan, ha solennemente dichiarato che la centrale di Fukushima sarà presto smantellata. La situazione rimane infatti irrisolta, con il sistema di raffreddamento di uno dei reattori ancora fuori uso e una notevole dispersione di radioattività nell’ambiente. “Il Giappone farà la revisione delle sue politiche energetiche ma non ora, tra qualche tempo, quando l’emergenza sarà alle nostre spalle”, ha aggiunto il premier.
Quanto ai livelli di radioattività, in un tunnel sotterraneo che ospita la turbina del reattore 2, l’acqua è risultata 10mila volte superiore ai limiti di contaminazione registrati nei reattori. Lo ha ammesso la Tepco, la società che gestisce l’impianto nucleare. E c’è grande preoccupazione anche per la presenza di cesio radioattivo oltre la norma in un campione di carne di manzo prelevato nella prefettura di Fukushima. In quel campione sono stati rinvenuti 510 becquerel di cesio radioattivo. Il livello massimo consentito è di 500 becquerel.
Ieri il governo di Tokyo ha deciso di non estendere il perimetro per l’evacuazione attorno alla centrale, nonostante l’Aiea (l’Agenzia internazionale dell’energia atomica) abbia riscontrato alti livelli di radiazione fino a 40 chilometri da Fukushima. “Aumentare l’accumulo di radiazioni nel lungo termine può essere pericoloso per la salute. Continueremo quindi a monitorare i rischi con la massima vigilanza. Abbiamo inoltre un programma per intervenire prontamente in caso necessario”, ha spiegato il portavoce del governo, Yukio Edano. Le autorità di Tokyo hanno raccomandato l’allontanamento delle persone che vivono nella zona compresa tra 20 e 30 km, ma su base volontaria. Greenpeace suggerisce invece un’estensione di almeno 10 chilometri dalla zona evacuata.
Nella capitale è intanto arrivato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, primo tra i grandi del pianeta a recarsi in visita in Giappone dopo la sciagura di tre settimane fa. Parlando dall’ambasciata di Francia, Sarkozy ha proposto un vertice dei Paesi del G20, in maggio a Parigi, per definire regole internazionali sulla sicurezza nucleare. Nella speranza di scongiurare in futuro altre catastrofi come quella in corso in Giappone.
fonte: repubblica.it


 



domenica, aprile 03, 2011

AMBIENTE BASSO MOLISE
 


COMUNICATO STAMPA
 



 UNA BOCCATA DI BIODIVERSITA’



Un sabato splendente per gli studenti della 2^ elementare di Petacciato, infatti, guidati dai volontari di Ambiente Basso Molise hanno conosciuto il fantastico mondo di “Corundoli”.
Una giornata di magia e di esplorazione del territorio dedicata a riconoscere sul campo i legami tra gli organismi viventi, alla scoperta delle specie botaniche e degli animali del bosco.
L’occasione per iniziare un percorso di conoscenza dell’ambiente bosco e sviluppare la capacità di osservare e riflettere.
Il bosco è un ambiente straordinario, ricco di forme di vita da scoprire, osservare, misurare.
A che cosa serve un bosco? Semplice casa degli animali o luogo per lunghe passeggiate? Molto di più! Attraverso il gioco si va alla scoperta delle complicate interrelazioni fra mondo animale e vegetale che lo caratterizzano e del suo, tanto sottile quanto importante, rapporto con l’uomo.
Corundoli è una intera collina coperta di bosco, 80 ettari di bosco collinare di latifoglie, le cui specie dominanti sono la roverella, il cerro e il leccio, che vegetano in associazione con altre essenze arbustive: biancospino, prugnolo e ginestra: i più prolifici produttori di ossigeno.  Un ambiente unico fatto di suoni e profumi, farfalle, insetti, fiori, animali, uccelli, un luogo dove l'unica protagonista é madre natura Puoi camminare sui sentieri segnati o esplorare a tuo piacimento. Quando sei nel bosco di Corundoli è come se avessi chiuso la porta sul resto del mondo. In questo posto dove l’aria è pulita, il silenzio assordante e la natura è così vicina, si fa pace con la natura, quella natura che giornalmente viene violentata dall’uomo.
Accompagnati da Gabriele, esperta guida del luogo, abbiamo vissuto i “luoghi dei gessi” e respirato una boccata di biodiversità.
li 02 aprile 2010
                                                                                     Il Presidente
                                                                                    Luigi Lucchese


 
























sabato, aprile 02, 2011


Inquinamento industrie, corte ue condanna Italia



La Corte europea di giustizia del Lussemburgo ha oggi condannato l’Italia per la mancata applicazione entro i termini della direttiva Ue Ippc, sulla prevenzione e la riduzione dell’inquinamento industriale. La direttiva imponeva agli Stati membri di adottare le misure necessarie affinche le autorità competenti controllassero, attraverso autorizzazioni, che gli impianti esistenti funzionassero secondo i requisiti dettati dalle norme Ue. Alla Corte si era rivolta la Commissione europea. Secondo l’esecutivo Ue, alla scadenza del termine del 30 ottobre 2007, numerosi impianti funzionavano senza essere dotati dell’autorizzazione e tale situazione persisteva allo scadere del termine previsto nel parere motivato inviato da Bruxelles all’Italia il 2 aprile 2009. Da una nota dell’Italia del 14 aprile 2009, ricorda la Corte nella sentenza, emerge che le autorità competenti non erano neppure in possesso di tutte le informazioni relative al numero di impianti presenti sul territorio nazionale e alle loro attività. Inoltre, l’Italia non avrebbe fornito alcuna informazione dettagliata per dimostrare l’equivalenza tra le autorizzazioni ambientali preesistenti e le autorizzazioni integrate ambientali come stabilisce la direttiva Ippc. L’Italia ha quindi giustificato la variazione dei dati comunicati adducendo che, fino alla metà del 2009, non tutte le autorità competenti regionali avevano ancora trasmesso informazioni complete. I giudici europei fanno rilevare che dalle informazioni comunicate dall’Italia nel 2009 “emerge che soltanto una parte delle autorizzazioni preesistenti era stata riesaminata e aggiornata, mentre le autorità competenti non avevano ritenuto necessario riesaminare le autorizzazioni di 608 impianti preesistenti”. Tra i vari obblighi che l’Ue ha imposto agli Stati membri, osservano i giudici, figura il “rilascio dell’autorizzazione integrale ambientale, finalizzato al conseguimento di un livello di protezione ambientale nel suo complesso”. Dalla direttiva – prosegue la Corte – risulta che i requisiti relativi al funzionamento degli impianti esistenti si applicano allo stesso modo, tanto in sede di esame per il rilascio di un’autorizzazione integrata ambientale, quanto in caso di riesame delle autorizzazioni preesistenti e quindi la verifica delle autorizzazioni preesistenti diretta solo a valutare l’assenza di un contrasto con la direttiva “non appare adeguata”. Per questo, la Corte ha ritenuto che l’Italia “non avendo adottato le misure necessarie affinché le autorità competenti controllino, attraverso autorizzazioni rilasciate a norma della direttiva Ippc, ovvero mediate il riesame aggiornato delle prescrizioni, che gli impianti esistenti funzionino secondo i requisiti imposti dall’Ue, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza della direttiva Ippc”.


fonte: ansa.it/ambiente&energia









venerdì, aprile 01, 2011

Ambiente Basso Molise
Via Alpigiano, 10
86034 GUGLIONESI
 
 
                                                                 ASSESSORE AGRICOLTURA
                                                                 COMUNE DI
                                                       86034 GUGLIONESI
 
 
Oggetto:COMUNICAZIONE.
 
            Protocollo comunale n. 2825 del 31/03/11


Abbiamo letto con soddisfazione del convegno tenuto dalla S.V. presso la  Casa del Fanciullo in data 30 marzo u.s. sul progetto DINAMO finanziato dalla comunità europea.
Nel suo intervento, molto apprezzato, Lei ribadisce: “Il Comune di Guglionesi ha aderito con entusiasmo al Progetto LIFE DINAMO. Si spera che DINAMO sfoci in un modello dimostrativo… e insieme costituire qualcosa di innovativo che possa poi funzionare da solo e nel tempo e che sia mirato alla tutela del nostro bellissimo territorio.”
Tutela del nostro bellissimo patrimonio. Queste parole ci hanno profondamente colpito.
Probabilmente la S.V. non è al corrente che la ns. Associazione è tra i sostenitori di tale progetto e nell’investimento delle risorse, abbiamo ritenuto consigliare i responsabili del progetto, affinché si riuscisse a ripristinare “l’habitat naturale” di alcune fonti comunali di Guglionesi.
Dopo tale investimento, già portato a termine dai responsabili del progetto DINAMO, ci siamo attivati affinché gli interventi e di conseguenza i soldi pubblici investiti, non andassero “persi” così come spesso avviene nella pubblica amministrazione.
Infatti le tre fonti comunali, in cui sono stati investiti i soldi comunitari, sono nuovamente allo stato di abbandono: si è verificato quello che temevamo.
In data 08 febbraio 2011 (Vs. protocollo n. 1082) abbiamo presentato a codesto comune un progetto “adotta una fonte comunale” affinché ci si interessasse delle antiche fonti ristrutturate. Purtroppo, ancora una volta e, con molto rammarico dobbiamo constatare che codesta Amministrazione non risponde MAIalle nostre sollecitazioni sulle problematiche ambientali e patrimoniali.
In questi anni, non abbiamo mai ricevuto risposta alcuna a qualsiasi nostra comunicazione  se non tramite un articolo di stampa a firma del Vice Sindaco.
Nel constatare, con soddisfazione, che viene divulgata l’iniziativa LIFE DINAMO, un progetto molto utile per il nostro patrimonio ambientale e storico e per  tutta la comunità, nella verifica dei fatti nulla si è fatto  perché tali opere vengano conservate e migliorate.
Non avendo altri interlocutori, speriamo che almeno Lei abbia la compiacenza di darci delle risposte su quello che intende fare codesta Amministrazione sulle tre fonti comunali e come intende supportare gli investimenti effettuati sia dalla passata amministrazione (oltre 275.000,00 euro investiti sulle antiche fonti) e sia sugli  investimenti effettuati con il progetto DINAMO.
Nel ringraziarLa, e sperando in una risposta, porgiamo distinti saluti.
         li 31 marzo 2011
                                                                      Il Presidente
                                                                    Luigi Lucchese