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lunedì, ottobre 20, 2014
POLVERI SOTTILI
Siamo
arrivati alla 19 esima procedura dell’UE in materia di ambiente. A luglio infatti è stata
aperta una nuova procedura di infrazione, avviata dalla Commissione Europea, per mezzo
dell’invio di una lettera di messa in mora, che titola: “Cattiva applicazione
della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente –
Superamento dei valori limite di PM10 in Italia.”
Entro fine
ottobre le autorità italiane dovranno rispondere in modo chiaro ed esauriente
in merito ai livelli di PM10, ma se le spiegazioni non
bastassero, la Commissione europea procederebbe
alla fase successiva, quella giurisdizionale, invitando l’Italia a mettersi in
regola con la normativa europea, quanto prima, pena il pagamento di sanzioni.
Sono 19 le
zone e gli agglomerati coinvolti, che fanno capo a 10 regioni italiane: Veneto,
Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Sicilia, Molise, Campania e Umbria.
Non c’è differenza quindi, tra Nord e Sud, una situazione che rivela un livello
di smog in molte, troppe zone del Paese,
insostenibile.
Questi sono
gli strascichi di una precedente infrazione, conclusasi nel 2012 con una
condanna della Corte di giustizia a causa del mancato rispetto nel periodo
2006-2007, in 55 zone d’Italia, dei limiti prestabiliti per legge di PM10. Delle 19 aree incriminate
secondo le ultime indagini della Commissione, 13 farebbero parte di quelle 55 e
avrebbero continuato fino al 2012 a superare costantemente i livelli imposti
per le polveri sottili. A queste 13 se ne sarebbero poi aggiunte
altre 6.
Il
commissario europeo all’Ambiente uscente, Janez Potocnik, dal 2010, anno in cui è iniziata la sua carica, si
è sempre impegnato per il rispetto della legislazione sulle polveri sottili, con il fine di migliorare la
qualità dell’aria e il livello di salute legato alle attività industriali, nel
territorio europeo. Ora che è stato assegnato alla carica il maltese Karmenu
Vella, egli promette di battersi per lo stesso obiettivo. Come ha affermato in
audizione pochi giorni fa di fronte agli eurodeputati: La qualità dell’aria è un problema ancora molto grave
e con effetti negativi sulla salute, sull’ambiente e sull’economia. Conto di
agire velocemente su questo. L’Italia però non è l’unico Paese che non ha ancora
attuato in modo soddisfacente le norme sulla qualità dell’aria. Sono 17 in
tutto gli Stati Membri reticenti. In questo caso non si può dire però che “mal
comune mezzo gaudio”, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità. Siamo ormai
nel pieno della presidenza del Consiglio dell’Unione Europea da parte
dell’Italia, che durerà fino a dicembre 2014, ma non riusciamo a dare il buon
esempio sperato e dovuto, questo dovrebbe farci riflettere.
domenica, ottobre 19, 2014
DISCARICHE ABUSIVE
L'avvocato
generale della Corte di Giustizia ha chiesto un’ammenda giornaliera fino a che
i siti interessati non saranno chiusi o bonificati, e una sanzione forfettaria
di 60 milioni di euro. L'Europa aveva rilevato 422 aree a rischio, ma alla fine
ha contestato solo quelle di Matera-Altamura Sgarrone (tra Puglia e Basilicata)
e di Reggio Calabria-Malderiti. La sentenza, fanno sapere da Lussemburgo, sarà
emessa "prossimamente"
Discariche
abusive in uso o siti chiusi ma dimenticati a mai bonificati. Sono sette anni che l’Unione Europea chiede all’Italia di intervenire, e dopo aver
tagliato i fondi europei e lanciato avvertimenti caduti nel vuoto, ora
Bruxelles potrebbe chiedere a Roma di pagare una sanzione da 158.200 euro al giorno più una multa forfettaria di 60 milioni di euro. In altre parole, l’Italia non
ha rispettato della direttiva comunitaria in materia di smaltimento di
rifiuti. La richiesta è stata avanzata dall’avvocato generale della Corte
di Giustizia Juliane Kokott, che ha chiesto di condannare il nostro paese e versare la somma
alla Commissione.
Il parere dell’avvocato arriva dopo
la nuova accusa della Commissione europea per non aver onorato la sentenza
emessa dalla stessa Corte nel 2007,
con cui il nostro Paese era stato già riconosciuto colpevole per centinaia di discariche
illegali e omessi controlli nella gestione dei rifiuti. La sentenza definitiva,
fanno sapere da Lussemburgo, verrà emessa “prossimamente”.
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La sanzione giornaliera proposta,
che ammonta a 158.200 euro al giorno, costituisce comunque una sorta di “sconto” nei confronti dell’Italia,
visto che la multa richiesta inizialmente dall’esecutivo Ue era stata di256.819 euro al giorno, da
versare fino a che la sentenza del 2007 non sarebbe stata rispettata. Inoltre
la Commissione in prima battuta aveva fatto riferimento all’uso di almeno422 discariche illegali, ma alla
fine ne ha contestate solo due: Matera/Altamura
Sgarrone, al confine tra Puglia e Basilicata, e un’ex discarica
comunale, Reggio
Calabria/Malderiti, in Calabria. In questo procedimento, quindi, non
rientrano le discariche
della Campania e di Malagrotta, oggetto di cause separate iniziate lo scorso
anno. Bruxelles sostiene infine che il Belpaese dovrebbe introdurre
norme e controlli aggiuntivi.
Non che l’Italia non fosse stata
avvertita di un possibile inasprimento. Quella dell’ambiente è, infatti, la
voce sotto cui riceviamo più procedure di infrazione: ben 22 in corso, di cui sei
riguardano il tema dei rifiuti. Il 27 giugno 2007 è dichiarata
l’”Emergenza rifiuti in Campania”, per esempio,
perché l’Italia non ha adottato “tutte le misure necessarie per
assicurare che i rifiuti siano smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo
e senza recare pregiudizio all’ambiente”. Congelati in questo modo 500 milioni di fondi comunitari.
Primo ricorso di Bruxelles del 20
giugno 2013, proprio per il prolungato inadempimento in materia di
gestione dei rifiuti nella regione Campania: chiesta una multa di 25 milioni per le passate
violazioni e una sanzione di 250mila
euro al giorno finché l’Italia non si adeguerà alle richieste Ue.
Ma quelle campane non sono le uniche discariche sotto accusa:nel mirino
anche l’Ilva di Taranto per ”mancata
riduzione degli elevati livelli di emissioni non controllate generate
durante il processo di produzione dell’acciaio”. (fonte: il fatto)
sabato, ottobre 18, 2014
CON LO SBLOCCA ITALIA SI SBLOCCA IL PEGGIO
L’Italia democratica, quella vera,
quella che crede nella tutela dei beni comuni, quella dei ‘comitatini’ si sta
mobilitando in tutta la penisola contro lo ‘Sblocca Italia’,
al grido di “blocca lo Sblocca Italia“, e contro una classe politica
che si differenzia da tutte quelle che l’hanno preceduta solo perché twitta.
Da Piazza del Gesù a Via delle
Botteghe Oscure quella classe politica è sempre stata prona ai voleri di chi
spalmava cemento ed asfalto, sia che fosse impresa sia che fosse
cooperativa. Oggi questa classe che pretende di rappresentare una
nazione rappresenta esattamente la continuità di quella precedente. Anzi,
forse peggio. Alla faccia della rottamazione. Forse si sarà rottamata una vecchia
dirigenza, ma c’è perfetta continuità su una linea politica che come prima e più di
prima favorisce il consumo del territorio e i disastri futuri.
Con lo Sblocca Italia, si vuole
innanzitutto completare quell’opera iniziata nei decenni precedenti di
sganciamento dell’attività economica edilizia privata dal controllo pubblico, e
di eliminazione della programmazione da parte dei comuni. Esemplare è stata
Torino in questi due decenni. Dal 1995 ad oggi Torino ha approvato qualcosa come 300, diconsi
trecento varianti, molte di più di una al mese. Quello che ha
guidato la mano pubblica di Torino in questi anni è stata, di fatto, la proprietà privata che ha chiesto ed ottenuto
le varianti. La mano pubblica ha pressoché abdicato alla propria funzione
regolatrice. Al riguardo è consigliabile la lettura di ‘Chi comanda Torino‘ di Maurizio
Pagliassotti. Addirittura con questo decreto-monstre si
consente non solo di edificare in libertà, ma persino di effettuare stralci di urbanizzazioni,
e di pagare le stesse a rate. Con i bilanci già comatosi degli enti pubblici.
Ma lo Sblocca Italia non sblocca solo
l’edilizia, ci mancherebbe. Anche le grandi opere
inutili, le trivellazioni di petrolio, gli inceneritori vi
trovano accoglienza. Tanto che più che un decreto sembra una provocazione. C’è
da stropicciarsi gli occhi. Ma mi fermo qui. Perché meglio di me certamente
parlano Settis, Montanari, Salzano, Bray e tanti altri nell’instant book Rottama Italia scaricabile on-line dal sito di
Altreconomia.
Leggetelo tutti, è istruttivo per
capire come vogliono rovinare quel che resta di quello che era il Bel Paese.
(Info: il fatto)
venerdì, ottobre 17, 2014
IL CLIMA STA PER CAMBIARE E L’UOMO NE E’ LA CAUSA
L’effetto serra continua
a preoccupare, specie dopo la diffusione dei dati sulle emissioni di CO2 relativi
all’anno 2013. A giudicare dalle tabelle degli ultimi trent’anni (dal
1984) l’incremento annuo non era mai stato brusco come nell’arco del 2013,
quando la concentrazione di CO2 ha raggiunto quota 396 ppm. Rispetto al 1750 l’aumento è del 142%, così come sono salite le concentrazioni di ossido di azoto (+121%)
e metano (253%
in più).
I dati, che sono stati comunicati dall’Onu grazie alla collaborazione dell’Omm (Organizzazione
meteorologica mondiale), hanno preso in considerazione
soprattutto l’effetto serra, per il quale il nostro pianeta trattiene il 34% in
più di radiazione solare rispetto al 1990. Le cause
principali? Deforestazione e acidificazione delle acque (aspetto in contrasto con
l’assorbimento di CO2 da parte degli oceani), che ogni giorni arrecano danni
irreparabili alla biosfera.
La descrizione dei risultati dello studio riguardante
l’effetto serra è spettata a Michel Jarraud, segretario generale Omm, che ha
così chiarito i dubbi di ognuno di noi sul cambiamento climatico: “Il clima sta per cambiare e l’uomo ne è la causa: lo sappiamo con certezza già da tempo e i
risultati degli ultimi studi non fanno altro che confermare l’ipotesi. Non
dobbiamo stupirci davanti a fenomeni meteorologici estremi, perché la
causa è nelle nostre attività quotidiane“, conclude Jarraud.
Dovremo
abituarci, dunque, al clima vissuto durante l’estate in tutta Italia, con piogge
continue e danni causati dal maltempo in tutta la penisola. Questo, a causa
dell’effetto serra che sta coinvolgendo tutto il pianeta, sul quale bisognerà
intervenire per evitare di assistere in futuro a danni inimmaginabili.
sabato, ottobre 04, 2014
EXTRATERRESTRI
CASSETTE DI POLISTIROLO
ABBANDONATE LUNGO LA BATTIGIA DAGLI
EXTRATERRESTRI
Venire da altre galassie e disfarsi in mare aperto
delle cassette di polistirolo che, in genere servono a confezionare il pesce, è
solo un segno di grande inciviltà ed è una cosa gravissima visto che vengono
abbandonati da esseri che non fanno parte della nostra amata Terra.
Esseri spregevoli che non si fanno mai
vedere e agiscono in mare aperto, lontano da occhi indiscreti.
Naturalmente tutti sappiamo chi siano i
veri colpevoli.
Una marea di cassette di polistirolo a
voi le immagini:
CAOS CLIMATICO
OMS: ILCAOS CLIMATICO MINACCIA LA
SALUTE UMANA
GLI SCIENZIATI dell'Onu hanno sintetizzato l'ultimo affinamento del livello
di allarme climatico in un rapporto di 127 pagine inviato ai governi. E tutte
le agenzie delle Nazioni Unite in queste ore stanno rilanciando il messaggio
fornendo un quadro completo del rischio sanitario, economico, sociale e
ambientale. Le probabilità di un impatto del caos climatico "severo,
pervasivo e irreversibile" vengono quotate in forte crescita dall'Ipcc. L'Organizzazione meteorologica
mondiale ricorda che gli ultimi 13 anni sono nella lista dei 14 più caldi dalla fine dell'Ottocento. E l'Organizzazione
mondiale per la salute, per bocca del suo direttore Margaret Chan, definisce
schiaccianti le prove della minaccia: "Il cambiamento climatico mette in
pericolo la salute umana. Le soluzioni esistono e dobbiamo agire con decisione
per cambiare la traiettoria del mutamento in corso".
Le soluzioni esistono ma non vengono messe in pratica. La vera notizia non viene dagli scienziati ma dai ministri dell'economia che continuano a rimandare la reazione a una minaccia che diventa di mese in mese più drammatica e più vicina. I climatologi dell'Ipcc hanno usato la parola "rischio" 351 volte in 127 pagine. Vuol dire che, per la complessità del sistema atmosferico, non si può tracciare una mappa esatta dei disastri in arrivo e in alcuni casi neppure definire il segno del disastro: il caos climatico moltiplica, secondo confini solo in parte prevedibili, i fenomeni estremi spargendo sul pianeta alluvioni devastanti e siccità che tolgono il fiato.
Ma due elementi sono certi. Il primo è che la misura del rischio cresce con il crescere dei ritardi nella reazione. Mentre i proclami di buona volontà si ripetono, le emissioni serra globali continuano a salire e ormai l'obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura a fine secolo entro i 2 gradi rispetto all'era pre industriale (la soglia considerata dai governi necessaria a contenere il rischio entro limiti accettabili) appare irraggiungibile anche perché di un accordo globale si potrà parlare - forse - a Parigi a fine 2015 per entrare in vigore solo nel 2020. Tempi considerati folli dagli scienziati. Il secondo elemento certo è che la terapia per ridurre il rischio climatico (altissimo) è la stessa che serve a curare un'altra malattia (certa): lo smog. L'aria inquinata - avverte oggi l'Oms - causa sette milioni di morti all'anno. Per pulire il cielo dalle sostanze che avvelenano (rapidamente) i nostri polmoni e alterano (più lentamente) l'equilibrio climatico, la prima mossa è tagliare drasticamente il consumo dei combustibili fossili. E invece la spinta ad aumentare proprio questi consumi cresce a livello globale. Se i due momenti decisionali, quello energetico-infrastrutturale e quello sanitario-ambientale, cominciassero a incrociarsi invece di divergere si potrebbe trovare la strada per rendere operative le soluzioni possibili. E forse anche per aiutare, con la forza di un obiettivo trascinante, il rilancio dell'economia.
Le soluzioni esistono ma non vengono messe in pratica. La vera notizia non viene dagli scienziati ma dai ministri dell'economia che continuano a rimandare la reazione a una minaccia che diventa di mese in mese più drammatica e più vicina. I climatologi dell'Ipcc hanno usato la parola "rischio" 351 volte in 127 pagine. Vuol dire che, per la complessità del sistema atmosferico, non si può tracciare una mappa esatta dei disastri in arrivo e in alcuni casi neppure definire il segno del disastro: il caos climatico moltiplica, secondo confini solo in parte prevedibili, i fenomeni estremi spargendo sul pianeta alluvioni devastanti e siccità che tolgono il fiato.
Ma due elementi sono certi. Il primo è che la misura del rischio cresce con il crescere dei ritardi nella reazione. Mentre i proclami di buona volontà si ripetono, le emissioni serra globali continuano a salire e ormai l'obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura a fine secolo entro i 2 gradi rispetto all'era pre industriale (la soglia considerata dai governi necessaria a contenere il rischio entro limiti accettabili) appare irraggiungibile anche perché di un accordo globale si potrà parlare - forse - a Parigi a fine 2015 per entrare in vigore solo nel 2020. Tempi considerati folli dagli scienziati. Il secondo elemento certo è che la terapia per ridurre il rischio climatico (altissimo) è la stessa che serve a curare un'altra malattia (certa): lo smog. L'aria inquinata - avverte oggi l'Oms - causa sette milioni di morti all'anno. Per pulire il cielo dalle sostanze che avvelenano (rapidamente) i nostri polmoni e alterano (più lentamente) l'equilibrio climatico, la prima mossa è tagliare drasticamente il consumo dei combustibili fossili. E invece la spinta ad aumentare proprio questi consumi cresce a livello globale. Se i due momenti decisionali, quello energetico-infrastrutturale e quello sanitario-ambientale, cominciassero a incrociarsi invece di divergere si potrebbe trovare la strada per rendere operative le soluzioni possibili. E forse anche per aiutare, con la forza di un obiettivo trascinante, il rilancio dell'economia.
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