abm

abm

giovedì, febbraio 03, 2011


Buste di plastica, tra un mese stop anche alle scorte



A circa un mese dalla loro messa al bando, le principali catene della grande distribuzione organizzata prevedono che le scorte di buste di plastica saranno esaurite entro febbraio



Missione quasi compiuta per l'addio definitivo ai sacchetti di plastica. A circa un mese dall'entrata in vigore della loro messa al bando, le principali catene della grande distribuzione organizzata prevedono che le scorte saranno esaurite entro febbraio. Anzi: per alcune l'obiettivo potrà essere raggiunto già alla fine di gennaio. E c'è addirittura la francese Auchan che la scelta ecologista l'ha già fatta due anni fa con un accordo con il Wwf e quindi ora non ha più nemmeno le scorte da smaltire. Pioniere dello stop ai vecchi shopper anche la Coop, che conta di eliminarle dappertutto entro metà febbraio. Da gennaio, infatti, è entrato in vigore il divieto di produrre o commercializzare i sacchetti non biodegradabili, dando tuttavia la possibilità ai supermercati di smaltire le rimanenze. Le vecchie buste si stanno distribuendo gratis.



Al loro posto, si propongono alternative eco-attente, meglio se riutilizzabili, come la sportina della nonna o le borse con due manici che si attaccano al carrello. Sconsigliato, invece, il sacchetto biodegradabile sia per il costo sia per la scarsa resistenza. Il percorso che ha portato all'addio dei sacchetti di plastica è stato lungo e accidentato e potrebbe ancora riservare delle sorprese. L'iter comincia nel 2007 con la legge Finanziaria: si prevede un programma sperimentale condiviso tra il ministero dello Sviluppo e quello dell'Ambiente. La data per l'eliminazione è fissata per il primo gennaio 2010, ma poi prorogata di un anno.



Nel mirino dell'Antitrust, in questi giorni, sono finiti falsi eco-shopper: l'Autorità ha dato ragione a Legambiente definendo ingannevole pubblicizzarli come bio se contengono l'additivo Ecm. E se per gli ambientalisti è in corso una rivoluzione, non ha invece deposto le armi l'Unionplast, che raggruppa le aziende produttrici del sacchetto di plastica, che é ricorsa al Tar del Lazio. Le aziende protestano anche contro la decisione di distribuire le scorte gratuitamente, facendo ricadere su di loro - sostengono - tutti i costi.



"È un pasticcio che ha tanto di ideologico e poco di ambientalista - afferma il direttore generale dell'Unione Angelo Bonsignori - Il settore sta soffrendo: dei 4 mila dipendenti ben due terzi sono entrati in cassa integrazione, contratti di solidarietà e ferie forzate. Della questione se ne sta occupando anche Bruxelles che già in passato aveva bocciato analogo divieto in Francia". Da tempo l'Unionplast mette in guardia dal fatto che l'Italia rischia su questo fronte una procedura d'infrazione perché lo stop ai sacchetti in plastica sarebbe in contrasto con la direttiva europea sugli imballaggi. Non solo: si potrebbe anche configurare un vizio procedurale perché non sarebbe stata notificata alla commissione Ue la normativa tecnica. (Ansa).



 



Nessun commento:

Posta un commento